E SE NON FOSSE SEMPRE TUTTA COLPA DEL GLUTINE?

Conoscerete sicuramente qualcuno che ha deciso di non mangiare più pane né pasta perché dice che dopo aver assunto quegli alimenti sta male, molto male. Non è un caso: è sempre più comune la cosiddetta “intolleranza al glutine”, una condizione che provoca forti sintomi intestinali dopo aver assunto alimenti contenenti glutine, che tuttavia non ha nulla a che vedere con la malattia celiaca. Quest’ultima, infatti, dipende dalla sensibilità del sistema immunitario verso il glutine che viene riconosciuto da alcuni anticorpi (IgE) scatenando così una forte reazione infiammatoria, quasi come fosse un patogeno.

La Sensibilità al Glutine Non Celiaca (NCGS), così si chiama la prima condizione, invece non è mediata da anticorpi e non dipende nemmeno da una mutazione nel DNA simile a quella della celiachia. Un mistero! Dato che non esistono marcatori per diagnosticarla, l’unica cosa che rimane da fare è diventare medici di se stessi ed eliminare dalla dieta gli alimenti che provocano fastidio.

E se vi dicessero che la colpa della NCGS molto probabilmente non è sempre del glutine ma di alcune molecole che spesso lo accompagnano? I cereali infatti contengono, oltre al glutine, anche grandissime quantità di alcuni zuccheri come gli oligo, mono, disaccaridi fermentabili e polioli (i famosi FODMAP: “Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols”) che, come dice il loro nome, sono fermentabili. La loro caratteristica è di arrivare nell’intestino e alimentare i nostri batteri che, brulicanti di felice voracità, trasformano queste molecole in gas producendo il caratteristico gonfiore, flatulenza e mal di pancia postprandiali.

Alcuni ricercatori di Oslo hanno esplorato questa possibilità facendo assumere a 59 persone auto-diagnosticate NCGS un alimento contenente glutine oppure un tipo di FODMAP (i fruttani) oppure nulla. Al termine degli esperimenti hanno visto che tra il gruppo di quelli che avevano mangiato glutine e quelli che avevano assunto l’alimento normale non era cambiato granché. Si era invece aggravata di molto la sintomatologia intestinale di coloro che avevano mangiato l’alimento arricchito di FODMAP, anche se non conteneva glutine.

Cosa sono i FODMAP? Si trovano anche in altri alimenti oltre che nei cereali? Ha quindi senso fare una dieta low-FODMAP o una Gluten-free? Che relazione c’è tra microbiota e FODMAP? Queste ed altre domande saranno il fulcro di una nuova rubrica del Microbioma Italiano tenuta dalla collega Ilena Li Mura, PhD.

Ci sentiamo presto!

Eleonora Sattin, PhD
Responsabile Servizio Microbioma Italiano a BMR Genomics


Fructan, Rather Than Gluten, Induces Symptoms in Patients With Self-Reported Non-Celiac Gluten Sensitivity

Gluten and FODMAPS—Sense of a Restriction/When Is Restriction Necessary?

Influence of low FODMAP and gluten-free diets on disease activity and intestinal microbiota in patients with non-celiac gluten sensitivity.